La luna

Esco a fumare. La luna è piena, o comunque ha la faccia ben visibile e illuminata. Guarda giù in mezzo alla strada, come se fosse il massimo del divertimento. Dalla faccia che si ritrova, con un occhio mezzo chiuso ed un sorriso dolcemente ironico, che somiglia a quello di un teschio sorridente, e mezzo tonto, direi che non è il massimo dell’intelligenza astrale. Sembra più un bambino un po’ fatuo, e non rende l’idea affatto di una dea greca o qualcosa di simile. Pare più una rotondità scema e il ritratto della follia, che forse riflette quello della Terra. Una pazzia timida e stupida o una saggezza che rasenta l’idiozia, da monaco zen navigato dello spazio circolare.

La osservo a lungo… forse ha nostalgia della Terra da cui è stata partorita per errore cosmico o angelico. Prematura di sicuro, perché ha un’aria vacua. Mi verrebbe voglia di interrogarla come Leopardi col pastore errante asiatico…!

La guardo di nuovo… e mi dico che non ne vale la pena: a me appare davvero stupida, lassù, che ruota attorno a questa palla, o forse i loro discorsi silenziosi sono impossibili da capire per noi.

<<Ciao Terra, mamma…>>

<<Ciao figlia mia, Luna!>>

<<Tutto bene?>>, chiede la Luna.

<<Mah! Ho questi cosi che mi girano sopra la pelle e devo liberamene, perché mi hanno stancato con le loro chiacchiere vuote e quello che fanno ad altri esseri viventi!>>

<<Hai ragione, mamma! E poi io ho fame di anime, e devo crescere e diventare pianeta e fare figlie-lune… Mandamene qualche milione come l’altra volta, il secolo scorso…>>

<<Sempre fame hai! E va bene… Vediamo che dice il Sole Centrale Assoluto, dammi tempo che chiedo. Baci!>>

<<Ciao mamma!>>

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