Un dialogo notturno

Era verso mezzanotte, al rintocco dell’ultimo pipistrello del pendolo di mio zio Dragolfo, mentre pensavo e ascoltavo i battiti del mio cuore ancora giovane dei suoi 7.500 anni, che ardeva e gelava allo stesso tempo per colei che era apparsa come elfa e fata nella sua esistenza semigeologica, che sentì suonare la campana e volare via le ombre che stavano appollaiate lassù, e credetti di sentirle dire: <<Bell bell, ring my bell, sot sot, cu sta campana ca scass u scrot!>>. Volli esserne sicuro:

<<Oh! brutte bestie nottambule che mi svolazzate attorno alla torre e alla mia campana, cosa avete detto???>>

<<No, niente: una poesia in lingua osca, capo!>>

<<Se provate a dare aria ad un solo altro e atro verso, vi suono la Tosca a mazzate sulle corna ramificate da rimbambite lunari che non siete altro!>>

Fu silenzio, a parte un sibilo, ancora, che ricevette lo zoccolo cavato dal mio piede seguito da un “ahi!” inequivocabile. <<Questi spiriti mongoli che mi ha dato in eredità il nonno Pazuzu… li prenderei a sberle da mezzanotte all’alba!>>

Nel frattempo mi avviai verso il portone… e sorpresa! Chi c’era? Erano dieci secoli che non lo vedevo! Sentii immediatamente un caldo infernale: era Lui, sicuramente…

<<Zio Luci!!! Ciao, dai entra… e non badare alle ombre sul campanile.>>

<<Nipote mio, Bel, allora?>>

<<Si tira avanti… Anime da poco, ultimamente, ma che dobbiamo fare>>, gli dissi.

<<Giù da basso siamo senza lavoro, Bel…>>

<<Eh zio, lo so!!!>>

<<Esseri umani senz’anima, vuoti: che ci facciamo? Manco per cuocere un pollo alla diavola!>>

<<Eh zitte lassù… non è possibile! Vedi zio che due palle quelle ombre?>>

<<Il nonno le amava, ma sono diventate nervose, perchè non riescono a divertirsi senza anime neppure loro…>>

<<Va bene, zio, ho capito perchè sei venuto qui: vuoi che ti faccia qualche anima…>>

<<Esatto! Ce la fai?>>

<<Vediamo, dai… Vado a cercare qualche umano nei posti che dico io, e che conosci. Tu vai da basso tranquillo. Parlo io con l’Altro, e ci mettiamo d’accordo sulla produzione. Almeno un 5% me le dovrà dare, per il lavoro svolto. Mi sembra onesto!>>

<<Va bene, scendo! Ciao nipote!>>

<<Ciao zio, e salutami Sheitan, va bene?>>

<<Certo… ciao>>

<<Vieni qui tu, e allora? Adesso ti gonfio!>>, dissi ad un’ombra. <<E che c… e non è possibile! Quando ho visite, almeno, zitte: e che due maroni!>>

 

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