Una storia

C’era una volta un uomo che abitava in una grande città del profondo nord del mondo. Era un individuo che non aveva molte possibilità di vivere come gli altri, perché faceva un lavoro tale che lo costringeva a un ritmo non abituale. Non faceva solo quello, ma anche altre cose, coltivandole con dedizione. Chi lo chiamava artista, e chi lo compativa perché era spesso solo (e lo sapeva anche lui, ma cercava di non darvi troppo peso). Era un uomo sensibile, che amava la musica e la poesia, e le frequentava spesso.

Un giorno gli apparve una creatura che sembrava uscita dalle sue poesie: si presentò a lui con un nome, Ela. Pietro, così si chiamava lui, perché era duro come selce, un sasso, insomma, se ne invaghì completamente. Da quel giorno non fece che pensare a lei, sempre. E quando pensava a lei, era felice. In breve, la amava come mai aveva amata alcuna creatura.

Lui non sapeva se la fata lo amasse, ma lo sperava tantissimo. E pensava a lei, e le mancava tantissimo.

Lei un giorno andò a trovarlo, ma non lo vide: al posto suo c’era un orco che sembrava un uomo normale, ma era completamente insano e stupido come pochi: si mise a ridere quando la vide. Pietro venne a saperlo e lo arrotolò di botte come un tappeto persiano. <<Non osare mai più farlo!>>, disse all’orco! <<La prossima volta, mi fai davvero arrabbiare, e sono guai grossi per te!>>

Lei sparì, lei, che era la luce dei suoi occhi, e che lui non desiderava altro che rivederla…

La rivide una sera. Lui era fuori di senno dalla gioia. Lo avrebbe amato?

Inaspettatamente lei disse che lo amava, ma gli raccontò anche che doveva lasciare molto presto questo mondo. Lui pianse due lacrime dense come tutti i fiumi concentrati di dolore di tutti i tempi. E con lui piansero gli alberi e i fiori a modo loro e impossibile da intendere agli umani.

Si rividero dopo qualche tempo: e lei lo baciò, e lo accarezzo con infinita tenerezza, poi chiuse gli occhi e piano piano divenne come un sogno innanzi a lui; poi come nebbiolina azzurra; e scomparve. Pietro restò a guardare la nebbiolina, muto. Da quel giorno non parlo più, proprio come un sasso.

Venne il giorno che dovette lasciare anche lui questo mondo: all’improvviso Ela gli apparve mentre moriva, sorridendo come un angelo, e lui chiuse gli occhi, e sorrise mentre moriva, cantando e stupendo tutti, perché non lo sentivano parlare da tanti anni, ma nessuno capiva la lingua: era quella del Cielo, e diceva in mille modi diversi due sole parole: <<Ti amo>>.

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