Arte e bellezza

Ciò che è bello non ha età. La lingua della Bellezza può essere distante da quella di oggi o contemporanea, ma se è bella, appartiene ad ogni tempo. Così è per la Musica e per ogni arte; così è per la Natura e per ogni espressione umana o sentita da una coscienza che oltrepassa il tempo.

Perché è questo che pensava Platone, semplicemente: le cose tendono o no ai loro modelli: più vi si avvicinano e più sono perfette, e viceversa.

Si può trattare di cose che non sono belle, bensì prosaiche e triviali; si può parlare di entità imperfette, ma il tocco di un artista le trasfigura e rende qualcosa di ben diverso.

Per le persone è diverso: non sono semplicemente belle o brutte, ma teofanie, ed in quanto tali sono oltre il bello e il brutto: sono magnifiche e terribili, e sono pure infernali e paradisiache; sono squallide e splendide; sono goffe e graziose, ma se però è sempre il Sé unico ed eterno o l’Assoluto che le incarna, vanno prese come Maestà. Ognuno di noi è questa manifestazione, che lo sappia o meno. Molto se ne dimenticano o lo ignorano e consegnano se stessi ad una vita mediocre o addirittura abbietta e vile. Un dio assente denuncia l’Inferno, luogo della assenza per antonomasia, la inseità presentita è sfuggente, ignota, appena sparita: ecco che l’Inferno è l’altro.

Noi siamo libertà e amore possibili: consapevolezza della assoluta Presenza in altri o ignoranza della essenza suprema inerente ciascuno. Bisogna scegliere da che parte stare, e combattere contro il sonno della Coscienza.

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