Della fama

Volendo incidere il proprio nome in qualche marmorina sostanza al crocicchio del luogo natale, chi desidera eternare il proprio nome sfidando la Morte e il suo trionfo di petrarchesca memoria, e finire almeno ad essere rinchiuso in un sarcofago petroso, come quello che io vidi ad Arquà Petrarca, e Foscolo prima di me, non ha che da provare: oggi nemmeno la mediocrità acquista fama, bensì la nullità avvolta di sinuose apparenze ritratte da congegni fabbricati in serie e parlanti serie binarie, quasi tutti provenienti da lande orientali.

La parola è didascalia per immagini triviali, ed è sovente sgrammaticata e fuori sintatticamente da ogni schema accettabile. Eppure, un volto di anonimo personaggio di femminile sembiante, atteggiato a voluttuoso quanto falso bacio rivolto urbi et orbi, farà almeno cento o mille volte quella fama che studio e meditazione e arte poetica meriterebbe altrui.

Res sic stantibus, cioè stando così le cose, e se magari si aggiungesse una delusione amorosa, rifugio estremo per anime sensibili e neostilnoviste, il suicidio, che è tema di un’opera di Goethe famosa che ispirò Foscolo e il suo alterego drammatico (ma sembra il modello di Foscolo sia piuttosto stato Plutarco attraverso la mediazione tragica di Vittorio Alfieri) protagonista del romanzo epistolare foscoliano, il giovane Ortis, parrebbe la soluzione più appropriata.

Ma non è neanche più il tempo di tali gesta: semplicemente si passerebbe da una esistenza anonima ad una morte altrettale.

Che vale? Rinunciarvi, forse? E mandalizzare con supremo distacco ogni opera propria? Che vale? Siccome credo con Somadevadatta che l’unica cosa permanente sia l’impermanenza, e l’esperienza me lo ha confermato puntualmente, direi di lasciare stare e attendere di tornare al Tutto stellato da cui siamo venuti. Ecco, quando vedo in televisione immagini e ascolto parlare di cosmo e astri, viaggi tra le stelle, e simili questioni, immediatamente mi distacco da tutto, e la mia anima inquieta si placa all’improvviso, come se si parlasse di tornare a casa: e mi rende lieto ancora a me, dopo Leopardi, questo naufragare nell’immensità altrettanto anonima di me stesso, che racchiude ovunque e trascende di infiniti eoni qualsivoglia fama e tempo e trionfo.

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