Se la felicità è una questione interiore, allora fuggire da sé stessi è fuggire dalla felicità. Accertarsi è prepararsi ad essere felici, il primo passo.
In una società che indica se stessi solo come presentazione declinata alla apparenza, l’interiorità è presunta, simulata, ma inesistente: c’è un se stesso involucro, ma non è soggettività: è soggetto in confezione, superficie-scatola, speso vuota. Difatti, la felicità della scatola è vuota anch’essa. Una réclame, promessa, che diventa quasi sempre se stessa-contenitore.
