Il malanno

L’egro piè vacillando innanzi mossi;

e la portiera col teschio percossi

dell’auto funesta che infiniti lai

indusse e sorde ma precise orazioni

fecero scaturire, non gradite,

credo, a nessun dio o divinità altra

che il suo vivere felice occupa

nel beato cielo, a noi ancor precluso.

Il farmaco somministrai a me stesso,

e or attendo che l’Ore mi giovino,

e faccia la salute lieto ritorno.

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