Sono lento, sonnolento, tipo un bradipo. Il topo è veloce. La tipa procace e la topa precoce. L’acqua nella pentola cuoce. Ceci ci sono e pasta, che resta scotta. Nota: l’ape fa il miele. È dolce. Punge. Non ronza come prima. Ape fredda. Morta, forse?
Non mi ama. Piangere è un’opzione: lutto e pompe funebri, oppure subito immersione piena nella vita e corpi da toccare caldi, e baci e carezze e godere dentro paradisi sorridenti. Entrare nelle bocche e altrove ed esplodere dopo ore di godimento trattenuto nello sforzo tantrico ermetico, fino a farsi scoppiare la prostata: ore e ore e fermo! Non ancora.
La rotondità del tuo culo e delle tue tette sono l’Eden cui aspiro: anelo al tuo Tibet ascoso e boscoso. La grotta mi attrae come l’orso dal sopore invernale si trascina presso di essa, dopo aver cercato invano l’ultimo alveare. La vita ronza, a volte è stronza. Le risposte non ci sono ma si vedono. E allora dimentica, e mordi il collo a mezzanotte di una sconosciuta, laddove il sangue pulsa, e ficca la tua mano calda tra le sue gambe, e senti fremere quel corpo e gemere e dire no, e poi voltarsi adirata ed eccitata allo stesso tempo e aspettando uno schiaffo entra la lingua nella tua bocca.
La schiaccio contro il muro, e sento morbide parole premere contro di me, e la mano riempirsi di ambrosia che lecco gustandola: che buona la tua anima!
“Non sono una puttana!”
“E chi te lo dice?”
“Sono fedele!”
Certo, questo mi dice appena dopo esserci baciati con mille lingue di fuoco e palpati con mille mani da divinità extraterrestri.
“Fammi sentire quel sorriso baciare il mio corpo, in basso. Fammi sorridere lo spirito, finché ti esploda tra le labbra e tu possa inebriarti.”
Santa, sei, gran santa, e riscatti tutte le legnosità femminili nevrotiche e schiave, promesse non concesse coi loro uomini padroni soddisfatti, che non appena perdono il giocattolo diventano mostri, e i loro sorrisi saggi smorfie di pazzi.
Concedi la tua bocca, il tuo corpo a chi ti ama, scopa come se non ci fosse il domani e torna dal tuo cervo, ad accarezzargli le corna, contenta… domani.
