Ma che ci posso fare?

È da ieri sera che non dormo. Riesco a fare tutto, dormendo in piedi: lavorare, fare calcoli astrusi, suonare, amare, e fare una marea di indicibili e inimmaginabili pasticci.

E che ci posso fare?

“E non è cosa, Sabrino!”

“Taci! Io la fò”

“Sei fò… ri e fò… ttuto!”

“Ma la amo!”

“Sei scemo, giusto!”

“Tu non ti innamori, Spock?”

“Io sono logico e razionale.”

“Bravo! Vuoi un premio? Una bambola gonfiabile… un fiasco di ammoniaca?”

“Ah ah ah!”

“Mi piace, la amo. La penso, la voglio!”

“Sei un anticristo della madonna degli inferi!”

“Sarà… ma la vorrei baciare, toccare, mangiarmela viva, da capo a piedi: mi fa un sangue che mi sprizza via dalle orecchie come una fontana!”

“Ma fatti benedire! Satana!”

“Ohi! Macchinario di latta e lattice di gomma; testa di silicio compresso; cervello di preservativo marziano: non puoi capire, babbione paratattico fermentato in calice binario!”

“E tu in quello vinario, cucù!”

“E io la amo!”

“E lei no!”

“E fa niente!”

“E sei proprio una minchia, allora!”

“Ti spengio le cervella di gomma, cazzabubbo trigonauta allampanato di un automa rimpirlito!”

Click!

E che cazz! Oh! E adesso posso pensare a lei in pace.

“Drin!”

“Chi è?”

“Pompe funebri.”

“Non ne ho bisogno.”

“Tutti ne abbiamo bisogno…”

“Sono vivo!”

“Lei crede? E se fosse morto?”

“Ah! Morto che parla?”

“47!”

“Esatto!”

“Scusi, è quello del secondo piano: ci sembrava strano parlasse…”

“Condoglianze.”

Ma ce la fanno questi?

Adesso penserò a lei…

Zzzz…zzzzz… zzzzz

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