Sarà per controbilanciare l’eccesso di razionalità o per combattere le paure, viceversa, che sono quasi sempre esagerate e quindi irrazionali (devo ancora capirlo), ma mi chiedo seriamente (ridendo): che diavolo sto combinando?
Quante volte mi sono gettato dentro cose che sapevo son dall’inizio sarebbero state disastrose? Non poche. In mancanza di quelle che desidero e voglio, mi restano i casini e affini. Come andare al mercato e vedere che è andata via la merce che volevo, e trovare solo granchi, qualche rapa rugosa, cetrioli insipidi e fave. Non so se rende l’idea.
Ci sono le cose che vorremmo accadessero e che desideriamo, che crediamo ci renderebbero felici, e poi è ovvio che mancando quelle restano le misure sbagliate: scarpe strette o larghissime, e niente calza e veste bene. Una vita così. Chiamarlo fallimento? Essere perdente? Tragedia moderna silente e prosaica? Aspirazioni… Si tenta e sforza di essere bravi, abili in qualcosa. In parte ci si riesce dopo lavoro continuo. Poi bisogna collocare la propria abilità sul mercato della fama relativamente ampia: una miriade di persone che sono immensamente capaci in ogni cosa che credevi di saper fare bene. Troppa gente, con troppe abilità: la concorrenza spietata della vita.
È una donna? C’è un altro… Lavoro? Già preso. Musica? In coda. Attesa…
Passa il tempo con un nulla di fatto… fino a quando è scaduto, e non c’è più tempo per fare null’altro.
È quasi certo che vada così, per l’offerta enorme: domanda esigua. Tutto un terno al lotto. Non basta essere abili: occorre la fortuna.
E allora? Uno ci prova lo stesso. La cosa bella è che quando qualcosa va bene, anche una sola, è una grande gioia per chi non è abituato alla fortuna, alle cose accomodanti.
Una lotta continua… per questo e quello; un dramma per le più piccole cose. Ti accontenti delle minime, perché non c’è altro: sono dure anche quelle. E allora?
E allora che vada come vuole andare. Non c’è altro da fare. E così ci si trova alla deriva, in preda all’instabile mare aperto. Siamo barchette nell’oceano, lontane dal porto. Alcuni sono transatlantici e yacht da cento metri, a dire il vero.
La condizione tua qual è? Sei barchetta o nave? Il pericolo c’è sempre ma molto meno per le grandi navi. Non cambia, se sei un piccolo naviglio, sei in balia delle onde. Il naufragio è quasi certo sulla lunga distanza. Non bisogna andare in mare alto… E poi ci si trova lontani dal porto, per qualche motivo. Su e giù senza andare in nessun porto. In mezzo al mare, fino a che si apre un abisso e ci si affonda dentro.
E allora? E allora non c’è niente da fare. Lotta ineguale la vita. Formiche contro un gigante. Cozze aggrappate agli scogli disperatamente.
Io mi stacco e rischio laddove non c’è nessuna speranza, almeno in alcune cose, quelle che mi stanno a cuore, almeno per l’amore, per seguirlo.
Vada come vuole ma anche un poco come voglio io, giusto perché ci sono, esisto.

Sabri….