Filosofia contingente

Vogliamo avere sempre di più: è il desiderio che ci urge in tale direzione. Voglio quella ragazza; voglio i soldi; voglio la casa; voglio tutto! Tutto rappresenta la sicurezza totale. Quindi è la sicurezza il problema fondamentale. Allora significa che è la precarietà della nostra esistenza deficitaria, insicura, la paura, che sta alle fondamenta della nostra vita. Il timore fondamente avvertito alla nascita , evento spaventoso primordiale. Si inizia con lo spavento. Si termina nello spavento della morte tra mille spaventi della vita.

Il nostro problema è non essere Dio. Per questo alcuni, forse tutti, anelano alla onnipotenza, che garantirebbe la sicurezza totale. Abbiamo perso il Paradiso: questa è la paura delle paure. Abbiamo perso la sicurezza del Paradiso. La condizione precaria e faticosa di questa esistenza induce a desiderare cose, ogni cosa, a possedere, per recuperare il Paradiso. Lo Stato ha tentato di restaurarlo attraverso idee filosofiche, tra cui quelle platoniche della “Repubblica”, che ha dato origine alla polarizzazione totalitaria comunista e nazista, e welfare-state in una riedizione più blanda e laica, borghese e crepuscolare.

Il sogno della ricchezza, di avere tutto, sottomano, in serie, senza fine, il biglietto per questo paradiso è la banconota. Ingresso dal lato banca.

Esiste la pentola, ma se ne può pensare una maggiore, la maggiore di tutte. La pentola è una cosa. Resta il predicato verbale “è” e “essere”, quindi, astraendo e risalendo al contenitore della categoria maggiore che racchiude ogni cosa. Essere è la categoria ontologica e logica più estesa, e il maggiore degli esseri implica la sua esistenza necessaria, perciò esiste: Dio. Inoppugnabile.

Noi vogliamo tutto, dicevo: allora dobbiamo volete Dio. È necessario, che ci se ne renda conto o meno. Ma non possiamo averlo: è il contenitore delle cose e non una cosa: anzi, è maggiore della categoria stessa dell’essere, è il Bene platonico. Quindi la soluzione paradossale è nel farci volere da Dio. Siamo noi in Lui, no?

Perciò la sicurezza sta non nel desiderare, nemmeno nella vita stessa, ma in chi la dà: in poche parole, sta in chi può tutto, cioè nella Provvidenza. Non nella vita che è spavento e morte, alla fine, anche se andasse tutto bene. In altre parole: se siamo Dio, andiamo bene. Non c’è altra via e soluzione. Se le cose stiano cosi, solo i santi, di qualsiasi religione, possono saperlo. E magari lo siamo davvero, perché creati ad immagine e somiglianza, come si legge, di Dio.

Chissà perché ci siamo ridotti a questa condizione di angoscia e paura legate, in ultima istanza, alla morte…?

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