Filosofia contingente 2.

C’è una via più umana, a portata di chi resta qui sulla Terra, contingente, alla mano, disponibile per chiunque, anche per chi non crede? C’è: è l’accettazione della condizione umana, individuale, singolare, concreta, della propria vita, con lacune, limiti; implica la rinuncia a voler tutto, a voler Dio ed essere dei. Inizia accettando i limiti propri: la amo, la voglio, ma non me ne approprio; è lei che accetterà il mio amore o no. Se lo accetta, ne sarò felice, altrimenti vorrò che vada così. Via stoica ma anche epicurea, paradossalmente. Cirenaica, piuttosto. Se ho tanti soldi sono ricco, altrimenti andrà bene lo stesso. Preferirei lei, soldi, e tutto il resto, ma anche no.

La morte? Va bene così. Dio? Ne faccio a meno. Faccio a meno di tutto. Non ho niente. Sono qui come al mercato: guardo e passo. Viandante. Non voglio niente e mi godo lo spettacolo.

Che senso abbia tutto ciò non lo so. Vorremmo essere felici, e tutto quanto serve a tale scopo, alla fine. Perché non cercare la felicità stessa allora? E dove si trova? Ancora: non è dentro di noi il “Regno del cieli”? Sarà il luogo della felicità, e se è dentro di me quel luogo, non sarà la felicità in me?

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