Quando la notte le membra affatica,
e il sonno ciondolare la greve testa
induce, allora della madre antica
la voce sento che giammai non resta
di cantare, come soave amica,
le sue eterne grazie che son la festa
delle stagioni e di quella aprica
primavera che talvolta tempesta.
Musica dei pianeti che è beata
pare che si possa talvolta udire,
e di questo su cui stampiamo l’orma
nella rena da millenni che forma
nostra immagine, che d’essa fu creata,
e di cui sento nel suo canto dire.
