Delusione

Mentre mi duole l’orecchio destro (otite) e la febbre tenta di divorarmi (le manca solo il dolce), a causa di una brutta influenza, il mio spirito risulta comunque libero e sereno, come le acque profonde o il cielo sopra le nuvole.

Prendo, però, nota di essere deluso da alcune persone a cui mi ero affezionato molto: in un attimo ho realizzato di non stare per niente dove speravo e credevo di essere, ma siccome non è cosa a cui sia nuovo, perché tutta la vita mi ha gelidamente, impietosamente, incessantemente, ferreamente insegnato quanto poco io abbia rilievo presso i miei simili, se non per atti e fatti pratici, prosaici e funzionali, non è molta la sofferenza, come avviene a chi ha poca vita, e la cui rigida indifferenza è piuttosto quella del rigor mortis. Mano a mano che la vita sociale viene a mancare, quella che più importa alla specie “animale sociale”, non tanto la biologica, e muore, il languore dello stato terminale stesso ne fa avvertire in minor misura il grado di sofferenza. Non è cosa da poco; occorrono tanti colpi per abbattere una quercia, se uno era rigogliosamente sociale e vivo, ma alla fine accade. È il tentativo continuo di questa esistenza sociale che si manifesta attraverso gli altri, non so per quale motivo, che tende, come ha sempre fatto, di ridurmi a spettro, invisibile presenza, assenza, che è poi voler significare “uccidere”.

Quando vedi che chi ha assai meno capacità ottiene successo, e magari fa finta di amare e ne guadagna anche in tale ambito, perché la cecità domina fortemente in quel territorio, e tu, invece, sei costantemente reso trasparente, ti chiedi cosa non stia funzionando. Ti attribuisci mille colpe e stai male per decenni, pensando di non valere niente e giustificando così la tua condizione. Tutta una vita così, disperatamente abbandonata e gettata ai margini.

E invece no, pur sembrando folle e strano, sono proprio gli altri, l’ambiente sociale, affettivo e culturale che ti circonda ad essere una pena. Non è adeguato: e se quindi sai che vali, perché sei competente in alcune arti e discipline, e sei capace di amare, ma le cose non vanno secondo le tue aspettative, in entrambi i campi, magari non sei tu colpevole. Non genio incompreso, basta molto meno per non essere apprezzati; e non c’è nessuna incapacità affettiva: sono gli altri personaggi teatrali di questo stupido palcoscenico a non starci bene

Intanto il danno è fatto.

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