Erudizione

Non conta la quantità di cose sapute, bensì di quelle poche comprese, perché sono esse che producono cambiamento, e stimolano forze e affetti tali che conducono ad atti coerenti. Non c’è vita umana senza scopo, perché senza scopo non ci sono azioni volte ad un fine, ossia manca la storia, che è ciò che comprendiamo perché la facciamo noi, e se non la facciamo, allora viviamo senza saper perché.

Le sorti collettive della Storia si scollano da quelle individuali e quella finisce, come disse un pensatore, Fukuyama, credo, non chiarendo il come, e le conseguenze, che sono la generale perdita di senso e presa sulla vita sociale e, a mano a mano, personale. Processo, invero, datato, già presente in Tommaseo e Rovani nell’Ottocento, e in molti altri, che decretò la fine del romanzo storico, all’indomani della delusione postrisorgimentale. Rinasce il romanzo storico ma come forma di letteratura di evasione, e non più di riflessione e impegno etico, civico e sociale dell’intellettuale alla Manzoni.

La Storia diventa autobiografia anonima di personaggi comuni, mediocri e anonimi, e si perde il senso unitario di essa. Aumenta la fruibilità individuale della narrazione che non incarna più, però, esteticamente, una condizione comune, bensì un groviglio senza senso di fatti; i quali generano erudizione inutile, irriflessa degli stessi, cultura senza pensiero e critica. Da qui nasceranno irrazionali tendenze chiamate oggi “sovraniste”, un sinonimo di nazionaliste, e quindi il ritorno del fascismo e nazismo sotto varieggiate forme e nomi, ma che è la stessa aberrazione nei fatti.

2 pensieri riguardo “Erudizione

  1. Parlavo di questo con la mia amica Carole……quante cose tramandate ma siamo sicuri che è andata così? E quante cose non sappiamo e forse mai sapremo?

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