“Io abbomino la politica, perché credo, anzi vedo che gl’individui sono infelici sotto ogni forma di governo” (lettera a Fanny Targioni Tozzetti, dicembre 1831, di Giacomo Leopardi).
La domanda di Leopardi è la seguente: come si può promettere la felicità alle masse se essa è preclusa ai singoli?
Mario Luzi osservava, a proposito della modernità leopardiana della sua visione negativa-positiva della scienza, negativa in quanto distruttrice delle illusioni figlie della immaginazione, balsamo contro l’infelicità esistenziale umana, condizionata dal limite al piacere che vorrebbe infinito, e positiva perché demistificatrice, distruttrice dei pregiudizi e fandonie spiritualiste, che l’arrogante superpotenza tecnica e scientifica non trova riscontro in un ampliamento della visione morale. Sappiamo tanto, a fronte, però, di una mancanza di grandiosità del pensiero.
È vero che la scienza oggi è problematicità -ma pur sempre trionfante fattibilità tecnologica -, però non è stata accompagnata da una crescita di visione morale corrispondente.
Sappiamo fare tanto, ma siamo rimasti mediocri esseri in confronto alla grandezza progressiva (una volta!) delle nostra tecnologia, la stessa che ha sganciato senza farsi troppi problemi una bomba atomica su Hiroshima, giusto perché c’era e bisognava testarla, e non solo per vincere una guerra già, peraltro, vinta.

concordo, ma non solo è mancato il crescere della visione morale in proporzione allo sviluppo tecnologico,sono proprio decresciuti i valori coi quali lo si dovrebbe utilizzare. non oso immaginare cosa sarà il mondo tra vent’anni, credo che prevarrà la totale assenza di solidarietà e comprensione umana, l’essere umano si disumanizzerà gradatamente