Dei prodromi del raduno degli alpini a Milano: la riflessione.

Codesto andirivieni grottesco, valligiano, montano, pedemontano, dirupato, erto, scosceso, alcolico, di autoveicoli militari scoperti, che assai somigliano alle jeep della “Zaz”, dal colore verdescuro fiasco di Tokai, con altoparlanti e cori alpini, e tizi biondi scandinavi stesi sul cofano con strisce azzurre di capelli, e relative ragazze avvinazzate tra volti orlati di barbette e arrossati di età variabile tra i 18 e 78 anni, con cappello e piuma di gallina in testa, cosa dovrebbe avere come significato a Milano, la notte, città deserta tranne l’autoveicolo che urla cori di montagna, di tenore tale da avere già sfracellato al suolo, cadendo da irte rocce, ogni cojone disponibile?

3 pensieri riguardo “Dei prodromi del raduno degli alpini a Milano: la riflessione.

  1. ahahahah…in verità sono parecchio casinisti, anche le vecchie leve, qui li abbiamo avuti in raduno per due anni (non consecutivi per fortuna) e non sono mancati anche gli incidenti. Nulla da dire su loro valore e storia, ma le bisbocce nel caos di una città sono spesso benzina sul fuoco

  2. Dunque finora mi son persa gli scandinavi? E com’è possibile? Qui di raduni ce ne stanno ogni anno ma altro che Norsemen! 😊

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