Se alle spalle odo risuonare pari
e paralleli i ferri arresi arrotati
agli artigli di mostri numerati
che altrove conducono, si ridesta
il ricordo di treni stracarichi
che molto più lontano mi rapivano
bambino, risucchiato da finestre
e spinto dalle mani di mio padre
all’interno dello scompartimento
silenzioso, di cui ora diventavo
padrone per delega e costume,
che faceva del salto
alla carrozza vago sport estivo.
E le notti passate a mirare mari
strani e sognanti, e la luna bianca
tingere le onde di fantasmi in corsa
e il cullare ritmato come danza
arcaica e selvaggia del serpente
che via strisciava veloce tossendo
cadenze regolari che sognavo
diventar musica blues
sulla riva all’antico Mississippi,
e poi sorgeva un’alba rossa e blu,
profonda, e mi sentivo essere altro
in un altro mondo di colline gialle,
e pietre e silenzi, e sguardi sornioni
di vecchi saggi ed echi di armenti, lungi,
che il vento portava a tratti, a me,
che camminavo solo sotto mille
occhi curiosi delle genti strane
che furono già i miei padri antichi.

💖
i ricordi si applaudono da soli, io applaudo alla forma che hai dato loro, rendendoli armoniosa poesia. Buon sabato
❤️🌷
Grazie 😊 😊😊