Improvviso ricordo

Se alle spalle odo risuonare pari

e paralleli i ferri arresi arrotati

agli artigli di mostri numerati

che altrove conducono, si ridesta

il ricordo di treni stracarichi

che molto più lontano mi rapivano

bambino, risucchiato da finestre

e spinto dalle mani di mio padre

all’interno dello scompartimento

silenzioso, di cui ora diventavo

padrone per delega e costume,

che faceva del salto

alla carrozza vago sport estivo.

E le notti passate a mirare mari

strani e sognanti, e la luna bianca

tingere le onde di fantasmi in corsa

e il cullare ritmato come danza

arcaica e selvaggia del serpente

che via strisciava veloce tossendo

cadenze regolari che sognavo

diventar musica blues

sulla riva all’antico Mississippi,

e poi sorgeva un’alba rossa e blu,

profonda, e mi sentivo essere altro

in un altro mondo di colline gialle,

e pietre e silenzi, e sguardi sornioni

di vecchi saggi ed echi di armenti, lungi,

che il vento portava a tratti, a me,

che camminavo solo sotto mille

occhi curiosi delle genti strane

che furono già i miei padri antichi.

4 pensieri riguardo “Improvviso ricordo

  1. i ricordi si applaudono da soli, io applaudo alla forma che hai dato loro, rendendoli armoniosa poesia. Buon sabato

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