Siamo sempre in relazione con qualche ente: nasciamo già con un mondo, aperti ad esso, e coi suoi elementi. Catalogo ontologico alla mano, ne possiamo domandare la verità e stabilire una relazione autentica tra essi e chi li approssima, tra conoscente e conosciuto e poi tra chi conosce e chi osserva il conoscente. Io e mondo, uniti alla nascita, divisi alla morte. Io e chi…?
Oltre alla vita c’è altra Vita, Vita che non può essere ferita, ammalarsi, bruciare, annegare, vita immortale; e c’è una Mente oltre la mente: in sintesi, queste le parole più importanti che Krishna dice ad Arjuna, nel campo dei Kuruksetra, nella Baghavad-Gita.
Non potremmo essere ingannati senza relazione con altro: è necessario vi sia conoscente e conosciuto – adattando la metafisica di Sankara ai miei scopi – onde abbia inizio Maya. “Avidya”, cioè ‘ignoranza’, è possibile grazie alla esistenza e alla mente dualistiche.
Sankhya dice che esiste solo Purusa, la piena e unica coscienza, eppure Prakrit, mondo-spettacolo e desiderio che danza con lei, si realizza. Quando? Da sempre.
La reincarnazione, da quando? Da sempre. Quindi non può esserci una colpa: avrebbe inizio da quella. E allora da cosa inizio il ciclo delle nascite? Dalla nescienza, dalla ignoranza.
Quindi chi è la Vita e la Mente oltre la nostra vita e mente? Rispondete voi che leggete.
