Filosofare è imparare a morire, pare dicesse Socrate. Morire al mondo delle illusioni (vedi art. prec.), insomma.
Quando le cose non vanno bene, e chi ti piace non ti vede nemmeno, la salute scompare, le relazioni cessano e restano solo quelle con la bollette da pagare e, in breve, tutto rotola verso il diavolo, e resti solo con tutto ciò che di più spiacevole vi sia, che è spesso proprio se stessi, allora occorre gioire, perché la liberazione può essere vicina.
Nulla vieta di fare come Milarepa e mandare maledizioni a quello o quella, se sei uno stregone, o un bramino irritato, come quello che si trovano in fiabe indiane e nelle epopee come Ramayana e Mahabharata (le mie arrivano sicure, ho notato!), ma meglio ancora è mollare tutto questo, perché i sorrisi del mondo sono smorfie di drago; i suoi allettamenti grinfie di mostro; le sue bellezze e attrattive, delusione e amarezza dopo istantaneo piacere; ed il suo amore pattume.
Sei solo, accettalo. Non sei solo, però, davvero, perché non sei realmente quell'”Io” che si rattrista. Non sei nessun pronome personale. Sei la Mente oltre la tua mente.
