Della libertà individuale e del suo maggior ostacolo

Che vinca questo o vinca quello, l’individuo, il Singolo, perde sempre, perché la sua unicità e proprietà concreta e vivente che è se stesso deve sottostare a direttive che giungono da terzi. Se il fondamento della libertà è quello individuale, allora nessuno è libero quando altri decide come tu debba vivere, sia un governo democratico o altro. Da questo alla galera, poco ci manca. Niente è più dannoso per la libertà che delle regole astratte che derivano da entità ideali astratte ipostatizzate e personificate con facce, a cui devolvere obbedienza. Obbediamo sempre a leggi, regole, doveri, mai a persone: la vera lotta e contro le idee iperuranie, spirito, Stato, ecc., le quali diventano catene e carcere per la vita. La vita è unica e autonoma nella sua identità e storia, e la mia esistenza è bios, cellule aggregate, molteplicità dei geni, slancio vitale, ma quella vita molteplice e altra da me, che mi costituisce, e come causa parrebbe estrinseca e a priori rispetto a me, sono pur sempre io, unificato dalla mia coscienza, uno per identità, vissuto o storia, sofferenza e piacere, felicità o tristezza. Sono io che decido se vivere o no, in ultima istanza, e non c’è legge o regolamento che tenga sulla mia scelta. In questo, la morte è la liberazione estrema, e in ciò aveva ragione Socrate. Quando io non sono più la sede delle mie scelte o le condizioni in cui vivo sono tali da incidere troppo sulla mia esistenza, allora divento inautentico, e non posso più davvero amare, odiare, sentire, pensare con la mia totalità. Una parte di me, più o meno grande, sarà etereodiretta, fino ad arrivare alla totale direzione della mia esistenza, in alcune circostanze politico-sociali che sono sempre presenti come possibilità coercitive negli Stati. E come posso essere felice se non posso essere me stesso? Che felicità sarà la mia? Come posso essere autentico e vero quando sono posseduto da astrazioni ed entità che pretendono la mia obbedienza e la impongono? Per questo l’Inferno sono gli altri: perché siamo posseduti da demoni e quindi demoni noi stessi. E la nostra esistenza è infernale in quanto data così come è.

Se c’è qualcosa che contraddistingue le divinità, quella è la libertà assoluta, ed è per questo che dobbiamo tendere a realIzzare la divinità in noi stessi. Ma se abbiamo già un dio fuori di noi che regola tutto, impera ovunque, infinito ed eterno, non saremo noi per forza limitati nello spazio e nel tempo e nella nostra libertà? Ora, tale dio è lo Stato, quello che ha soppiantato il vecchio Dio monoteistico giudaico-cristiano. Non possiamo altro che essere servi così come stiamo vivendo.

2 pensieri riguardo “Della libertà individuale e del suo maggior ostacolo

  1. la tua analisi è corretta e la condivido in pieno. Ciò che rende l’uomo libero è la possibilità di scegliere nella propria vita nell’ambito delle sue appartenenze. Quando l’appartenenza diventa prigionia c’è l’annientamento della personalità e anche dei possibili aggiunstamenti-cambiamenti atti a migliorare la propria condizione singola e comunitaria. Il fatto di prendere coscienza di questo è già molto, visto che in percentuale pochi lo comprendono,ma le tue parole in chiusura “Non possiamo altro che essere servi così come stiamo vivendo” sono terrificanti; credo che qualcosa si possa fare per uscire dalla situazione coercitiva in cui ci troviamo per decenni di cecità e ignoranza e per i troppi che hanno approfittato di opportunità da “contentino personale”. Quando negli anni sessanta gli operai delle fabbriche scioperavano, si partiva dalla protesta dei singoli per arrivare a forza massiccia che bloccava un’intera produzione e ai cancelli lo sbarramento era tenace; solo così, unendo le forze, potevano far valere la loro voce per ottenere aumenti di salari e non solo… Questo per dire che non ci sarà mai una volontà vera di cambiamento se non saremo mai decisi a cooperare in tal senso, anche mettendo a rischio per una sacrosanta causa qualche personale pseudo-tornaconto che frena e frenerà sempre la determinazione al cambiamento. Non voglio perdere la speranza, anche se so che il periodo storico è ben diverso da quanrant’anni fa, che le generazioni rispetto a quelle passate sono cresciute in climi politici diversi, ma la tolleranza a uno stato che non garantisce l’applicazione degli articoli della costituzione ai propri cittadini ha un limite o no? La mancanza di lavoro è al primo posto nella scala dei problemi da affrontare, nessuno pare occuparsene minimamente presi come sono dall’inveire uno contro l’altro come galli in un pollaio semplicemente per fare scena, mentre in realtà è la loro strategia per prendere tempo e distrarre dai veri argomenti da affrontare. Se non ci sveglieremo saremo sempre più divisi tra una casta più che benestante e “servi della gleba”.

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