Della vita

Non vi è nulla di così cogente come l’esperienza per comprendere le cose quali sono davvero. Vivere in assenza di dolore o dispiaceri è impossibile, a parte essere mummificati e non sentire più niente. Se le cose sono andate bene nella prima età e nelle giovinezza, bisogna comunque fare i conti con la sofferenza, prima o poi, o il lento e progressivo declino fisico dell’età ultima.

Mai un anno intero verrà vissuto da alcuno senza nemmeno un giorno infausto; e se chi ha avuto fortuna nei termini della ricchezza materiale e delle relazioni sociali, dovrà fare i conti con la salute che lo saluterà. Se anche questo non avvenisse per un concorso di circostanze miracolose, la morte non potrebbe essere evitata, tanto più sgradevole quanto più non si è pronti, e si viene colti nel fiore degli anni o del benessere.

Così, resi mummie come l’Islandese alla fine del suo dialogo con la Natura e poi narranti nel dialogo di Ruysch, la Morte stessa racconta come stanno le cose, fine che non risparmierà la Natura stessa e tutto il cosmo che essa pervade.

Non godere, o malamente e troppo brevemente, tale da recar più noia che altro, e star qui a soffrire e patire ingiurie, malanni, inganni, sberleffi ecc., per poi sprofondare nel nulla, è davvero cosa che non ha senso.

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