Io e mondo

C’è una farfalla che vola intorno a me, non conscia di ciò che io possa essere se non un corpo su cui posarsi o evitare. Innocenza riposa in lei, ed io posso ammirarne i colori ed il suo errare senza scopo, se non quello di essere ciò che deve fare per la sia forma. La mia, invece, mi distingue per il pensiero, la riflessione sugli enti come lei e tanti altri. Pongo una distanza tra me e il mondo in virtù di questo meccanismo che deriva dalla creazione di segni e simboli espressi da un linguaggio che parla in me le cose. E le raffigura, sdoppiandole, parole mentali ed espressioni fisiche possibili attraverso l’esistenza del mondo, che veicola i suoni mediante uno dei suoi elementi: l’aria. Il mondo comunica con noi: non è solo umana la comunicazione. E gli animali ascoltano i nostri suoni strani e ci guardano come per capire che vogliamo. Fratellini piccini, affidati al nostro libero arbitrio, farfalle e piante ecc. Possiamo averne cura o distruggerle, ma insieme ad esse avremo cura di noi stessi o ci faremo del male, molto male.

A che serve una farfalla? Possiamo avere uno sguardo sul mondo rapace e predatorio: depredare ogni cosa; dar fondo ai suoi tesori, e di essi privarne i nostri simili. Quel tesoro che abbiamo simbolizzato nella moneta, e che ci induce a pensare che tutto sia ricchezza (e povertà), che si può acquistare tutto il mondo e le cose che sono in esso.

La Natura ci ha messo tra le mani i suoi cuccioli, i suoi figli più piccoli e indifesi, come quando prendiamo i piccoli di mamma gatta per coccolarli, e lei li sorveglia ansiosa. La Natura ha molti figli, sempre più grandi. Qualcuno dei suoi sta a noi come una montagna ad una formica. E la Natura stessa, come madre, è infinitamente più potente di noi, che siamo suoi figli, bizzarri e spesso incomprensibili e distruttivi.

La Natura vince contro di noi, di gran lunga. Pensiamo di averla controllata: siamo come i bimbi di pochi mesi coi pupazzetti, che sono le sue creature più piccole, date a noi. La potentissima entità che tutto comprende in se stessa non ha neppure bisogno di schiacciarci come insetti: ci fa fuori con cose piccolissime, come i microbi, se vuole.

Abbiamo creato una sorta di secondo mondo, a causa del nostro linguaggio-pensiero, ma siamo ancora e solo una sua specie, una delle tante, la più intelligente del genere animale, se vogliamo chiamare “intelligenza” la nostra tendenza ad autodistruggerci…

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