Cosa scrivere, e come, oggi? Dovrò scriverne seguendo la mia opinione, come potrei non farlo? Più in alto della mia testa non posso saltare; ciò, però, significherà che non sarà regola cogente per nessuno: anzi, tutt’altro. Sarà una riflessione personale, che potrà o meno servire a qualcuno.
Per iniziare, dopo la captatio benevolentiae proemiale, quasi d’obbligo da Cicerone in poi, e regola retorica dai tempi di Quintilliano, non offro alcuna regola, salvo una: eloquenza. Questa deve essere accompagnata da un bello stile, perché deve essere arte lo scrivere. Ma quello che più conta è che sia corretta la sintassi e si rispettino le regole grammaticali. Non si possono leggere certe sconcezze correnti nel web!
Siccome non sto trattando di alcun genere in particolare, poiché la faccenda diventerebbe complicata, ne voglio esporre una rapida sintesi, che stia sulle generali. Ciascuno sa e decide cosa scrivere: romanzo, racconto, saggio, ecc. Altra faccenda, con la quale si cimenta qualche raro scrittore, è la Poesia: qui le cose diventano anche troppo difficili. Insomma, cerca di scrivere correttamente, esponendo le tue idee in modo chiaro (“eloquenza”), non esagerare con la lunghezza dell’elaborato (di questi tempi, già due frasi sono una seccatura!); ricordati la logica della sintassi: soggetto, l’azione che compie (il predicato), e inerente a quale oggetto (una mela o un luogo da raggiungere). Praticamente, la proposizione (o la frase) contiene in se stessa tutta la struttura del tema, nel senso che come essa viene costruita, secondo le regole che la concernono, così deve essere di quel complesso di frasi che sarà il lavoro finito. Cosa a parte, aggiungo, è saper adottare un bello stile, e la fantasia, o addirittura il genio: tutte qualità che dipendono dalla propria cultura e tecnica.
Se scrivi bene, è piacevole qualsiasi cosa tu ponga innanzi agli occhi e alla mente altrui.
Ricorda: leggere aiuta molto a scrivere, senza alcun dubbio; e quindi devi leggere. E inoltre, sappi che chi legge ha praticamente un cervello differente (fisicamente) da chi non legge: se vuoi evitare di diventare uno zombie, leggi!
Ecco, qui termino il mio articolo, denso di artifizi retorici, vero, ma utili a far entrare in testa meglio il tema e a convincere (tecnica antichissima), e come avrai notato, caro lettore implicito che ora esplicito (ma lo si intuiva dall’uso della seconda persona singolare, altro espediente retorico), non ho trattato di qualcosa in particolare, ma questo è un metatrattato, cioè un trattato sul trattato, ovvero un tipo di scrittura astratta al secondo livello, al quadrato e cosciente di se stessa.
Se sei un buon filosofo, un buon ragionatore, e credi che le tue opinioni siano sagge e interessanti, ti consiglierei di usare il “narratore onnisciente”, e tralasciare il “documento umano”, il Naturalismo alla francese o la sua traduzione italiana: il Verismo. Richiedono esattezza descrittiva notevolissima, e la capacità di far vedere e sentire direttamente ciò che vedono e odono i personaggi stessi, un narratore imparziale e assente come dio stesso; oltre a questo, se non hai alcuna cognizione scientifica, e scarsa idea dell’ambiente sociale e storico in cui fai agire le tue persone sulla carta, lascia stare. Riempi pure il vuoto con le tue osservazioni: potresti riuscire ironico e brillante, come un Manzoni.
Se non sai scrivere affatto, leggi. Se non sai leggere: accendi la tv e fatti lobotomizzare… contento tu!
