Da buon milanese sento in me l’eredità ambientale, l’atmosfera che era della Scapigliatura. E riverbera da ancora più a nord la maledizione e verità della fioritura del Male. Lo Spleen, termine che deriva dal greco σπλήν, ‘milza’, ad indicare la melanconia associata all’umore della bile nera, seconda la teoria medica greca.
Strano che nel Talmud sia invece causa del riso; forse è per questo che lo humour ebraico sa sempre di triste, sotto sotto.
Infestare, mostrare, cioè riempire di mostri il mondo, spettri, per ridargli il suo vero aspetto nascosto sotto una patina di perbenismo sereno e di bellezza comune di modelli e modelle e attori che recitano le meraviglie del consumo che garantisce la felicità di un istante.
Se c’è l’orrore è legato a questa realtà davvero mostruosa; se c’è un inferno, allora è questo. Non è tematica nuova, ma legata all’ascesa della borghesia, che ha fatto del denaro una divinità a cui sottoporre qualsiasi cosa, ancora prima del lavoro, che Weber vorrebbe fare generare dalla ricerca della salvezza della propria anima; predestinazione legata alla ricchezza. Vero, ma solo di facciata e ipocritamente, c’era da aggiungere. Dare prezzo a tutto; rendere tutto merce. L’aristocrazia non ne aveva la benché minima intenzione, e ancor meno il popolo, che ne era schiavo. Dalla servitù della gleba a quella del salario e del lavoro più insulso e mortifero, abbiamo cambiato solo padroni, e il Capitale non è persona, e non ha il minimo scrupolo, quindi, di coscienza. Non è buono o cattivo; è freddo, spietato come un mostro, sordo e muto e cieco. Non puoi comunicare con esso.
I volti del padrone (da padre=padrone prima delle classi sociali c’erano quelle sessuali la prima oppressione fu sessuale) sono molteplici e si abbiamo cambiato solo padrone, cambiano le maschere che quest’ultimo adotta nelle varie epoche della sua storia. Buona serata, se così si può dire.
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