Black-out

Da parte nostra, umana, memori di miti e leggende e ancora molto umani, nonostante i cambiamenti climatici, e quindi sofferenti e piangenti in questa valle di lacrime, laddove una catena ininterrotta di fastidì, che costeggia quel ramo del lago della nostra galassia, ci costella la mente di ansie e paure, fatte le dovute beate eccezioni, dal nostro avvallamento, da questo basso loco, romanticamente, chiamiamo mare lo spazio extraterrestre, e nave ciò che lo solca: ma come si definirebbero loro stessi, gli alieni? Userebbero la nostra stessa logica fatta di termini e definizioni? Se la matematica è il linguaggio del cosmo, può darsi di sì: ma ci vorrebbe un computer per parlare con loro.

Fatto sta che quella nave sospesa nel cielo e scambiata per una stella, anche se era composta di varie luci unite tra loro, ed una rossiccia in coda, ed evidentemente autonoma nel movimento, “causa sui del moto”, direbbe Aristotele, finalmente prese una decisione, e per scherzo alieno premette un tasto su una consolle indescrivibile per la sua ineffabilità aliena: per un’ora non ci fu più corrente elettrica nel mondo.

In quell’ora: nacquero diecimila nuove religioni; i cani si misero a cantare la “Traviata”; caddero milleduecento governi; io mi misi a ridere e lei dichiarò di amarmi (tanto era la fine del mondo… Sbagliato: è tornata la luce…)

Grazie alieni.

7 pensieri riguardo “Black-out

  1. Commento per ringraziare a mia volta gli alieni, conscia del fatto che questo mio commento, probabilmente, finirà in Spam. Un sorriso e un saluto.
    Irene

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