Come diventiamo felici con lo Stagirita?

“Nihil est in intellectu, quod prius non fuerit in sensu” (Aristotele nei filosofi aristotelico medioevali); ovvero ‘non c’è nulla nell’intelletto che non sia prima passato dai sensi’.

E la ragione? Non ha alcun organo corporeo corrispondente. Che fa? Astrae le forme intellegibili dalle immagini percepite dai sensi. Ne trae un concetto, che raccoglie i tratti comuni a tutti i membri di una determinata specie. Tali concetti vengono collegati nei giudizi, e i giudizi nei ragionamenti.

Come astraggo il concetto di pirla da una classe di individui facenti parte dell’insieme “P”, ‘pirla’? È un sottoinsieme euleriano, che è parte di quello più ampio di “essere umano”, ‘U’, che fa parte del genere “animale”, che costruisce l’insieme ‘A’, di cui ‘U’ è specie. A sua volta, esso è contenuto nell’insieme ‘M’, “Mortale”, di cui fanno parte tutti viventi. Quindi, con un ragionamento logico stretto diremo: “Tutti i pirla sono esseri umani; Tizio è un pirla; Tizio è un essere umano. Ora, tutti gli esseri umani sono animali; quindi Tizio il Pirla è anche una bestia. Ma tutte le bestie sono esseri viventi; Tizio è una bestia; quindi Tizio il Pirla è un essere vivente (purtroppo!). Infine, tutti gli esseri viventi sono mortali; il Pirla è un essere vivente; quindi Pirla (Tizio) è mortale (per fortuna)”.

Ma ho dovuto comunque prima avere esperienza degli esseri umani, serbarne memoria, e poi astrarre un pirla.

La felicità è la conoscenza per Aristotele. Ed è vero, perché sapere che comunque un pirla è mortale rende più sereni, di sicuro.

Matematizzando e formalizzando all’estremo mediante sillogismo ipotetico: Se P —–> M; ma P; .:. M: cioè “se è un pirla, allora è mortale; ma è un pirla; quindi è mortale”.

Lascia un commento