Quando pensiamo al patrimonio di conoscenze che abbiamo noi sin dalle medie inferiori, allora capiamo che non c’è bisogno di pensare ad intelligenze aliene: nell’Ottocento, prima delle leggi che obbligavano almeno allo studio al livello delle elementari, dapprima fino ai sette anni e poi fino ai nove, con la legge Casati, e possiamo avere un’idea del livello di informazioni e di ignoranza generale di allora e prima ancora. Noi siamo alieni mediamente paragonati a quei livelli. Ogni generazione acquisisce informazioni da tutto il genere umano istruito, tutto lo sforzo intellettuale di millenni confluisce in un individuo. E questi, con altri, lo sviluppa, e lo ritrasmette alle nuove generazioni. Anno dopo anno aumentano le innovazioni tecniche, sempre più e a ritmi crescenti, tali che è diventato necessario per tutti studiare continuamente e adattarsi solo per stare al passo al minimo della velocità e richieste della nostra società complessa.
Pensate a quanto ci volle prima che si sviluppasse la geometria, quanti secoli! E la scrittura, le altre scienze… Tempo e sforzo unito della comunità scientifica mondiale.
Ci sono apparecchiature e discipline così complicate che a stento vengono comprese da un semplice laureato, poniamo in fisica generale. Ci sono molte branche della fisica, e centinaia, se non migliaia, di matematiche: fisica quantistica, delle particelle, nucleare, ecc. non si intendono gli uni gli altri, pur essendo tutti fisici.
È la complessità che aumenta a ritmi esponenziali. Sono salti enormi. È il potere del linguaggio, del simbolo, dell’astrazione matematica, del formalismo che fa risparmiare tempo e calcoli lunghissimi e noiosi. Ogni volta si salta alla sintesi successiva.
Siamo noi umani complessi e creiamo complessità. Noi siamo animali complessi per influssi ambientali e solo in parte per evoluzione, perché le teste sono rimaste più o meno quelle, come grandezza da molto tempo in qua. Pertanto è alla comunicazione e informazione ed elaborazione dei dati in generale che dobbiamo la crescita delle nostre conoscenze. Ma emozionalmente siamo rimasti molto indietro, e come livello di felicità individuale mica tanto lo siamo più di prima: anzi meno, forse.

Meglio i fantasmi
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