Aristotele un errore almeno lo fece, anche se era dovuto a convinzioni comuni condivise dalle popolazioni dell’Attica, regione della Grecia antica di cui Atene era il centro culturale, economico e politico principale (come è adesso, comunque): considerare gli schiavi degli esseri inferiori, appena al di sopra degli animali non razionali. Secondo lo Stagirita, infatti, essi erano dotati di un minimo di raziocinio atto a comprendere gli ordini relativi alle mansioni di fatica che dovevano svolgere, ma non di più. Quindi non potevano partecipare alla vita politica e civile, ma sgobbare nei campi e nelle miniere di argento. Erano stimati essere circa in numero di centomila individui e rappresentavano una risorsa economica importantissima, se non la prima. E addirittura anche le famiglie povere avevano uno schiavo.
Gli schiavi erano merce, non esseri umani per il pensiero attico condiviso da aristocratici e popolo tutto ateniese. A Sparta invece gli iloti (così sic chiamavano i “servi”) erano considerati esseri umani ad un livello più prossimo al normale, e avevano un rapporto “feudale” con i loro signori: infatti potevano possedere della terra da lavorare e furono impiegati anche come soldati, cosa che non permisero gli ateniesi, nonostante la sconfitta contro Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno. Centomila soldati sarebbero stati utili…!
Merce, quindi, per taluni: ma i sofisti, tanto vituperati dai filosofi, dichiaravano che erano liberi come gli altri: Antifonte era di questo avviso. Ma fu Euripide, nella sua tragedia “Ecuba”, ad affermare che non potevano essere “schiavi di natura”, inferiori agli altri esseri umani, perché erano nati liberi e poi ridotti in schiavitù.
Credo che non ci sia nulla da eccepire a tale argomento esposto da Euripide, e che venne proclamato durante la rappresentazione dell’opera in teatro, cosa che era della massima importanza all’epoca, in quanto ivi si discuteva di politica, ed era ambito di riflessione filosofica e civica per tutto il popolo.
I pregiudizi offesero, dunque, anche una mente suprema come quella di Ari, inventore della logica formale: grave, se consideriamo un personaggio come lui, ma ciò non toglie che sempre grande testa fu.
Ovviamente, le donne non godevano dei diritti civili e politici degli uomini liberi, ed erano quasi allo stesso livello degli schiavi-merce.
Cultura greca va bene, ma le sue pecche le aveva, ed è giusto ribadirle ricordandole.