Al Cielo vacuo giunge il muto grido
come all’ultimo lido
del freddo universo tondo e infinito
e invano le costellazioni sfido
a cui beffardo arrido,
forse un poco triste e smarrito.
Quaggiù, in questo desolato nido
in cui vivo, m’annido;
lo sguardo ritorna al mondo finito
e quieto nel mio angolo mi assido
e a me stesso m’affido,
come uomo che sia stato zittito.
Dove corre la vita degli umani?
Che resta tra le mani?
Amore e odio si scambiano a vicenda
(questa breve tregenda!)
e immensi sono gli sforzi e vani.
Vita come Cartago est delenda
e lo scrivo sull’agenda
per mantenere i miei pensieri sani,
allegri come nani
che all’aria aperta si fanno merenda.
