La nostra Era

Era dell’Informazione. Da molto tempo siamo bombardati dalle informazioni, in modo più passivo una volta, con la sola carta stampata, ora con più mezzi contemporaneamente, organici.

Il suo aumento va di pari passo storicamente con l’istruzione di massa e l’altro fenomeno che la riguardano. La protagonista è la massa. Una protagonista informe che viene appunto informata. Si tratta di dare forma all’informe. Prima la scuola e allo stesso tempo tv e internet e giornali. L’intrattenimento, cinema e spettacolo, che sono l’amo da pesca per i pesci pubblicità e soldi i quali diventano pescatori a loro volta tra la massa, che è quella che paga per tutto questo, i fruitori e la base che riceve tutti questi stimoli di qualità varia.

Ora, alla fine, chi attribuisce valore e secondo quale criterio a questa industria che pervade tutto? Il pubblico, gli spettatori e le sue preferenze, condizionate e orientate, sicuramente: ma individualmente parlando, soggettivamente e singolarmente perché ascolto e guardo certe cose o mi informo di questo o quello? Perché c’è la tv e internet; perché ci sono, perché sono presenti, invadono, ingombrano, stanno in mezzo al piedi; affollano, sono disposti, allocati, presenti. Il mio tempo è presentato, è rappresentato e spettacolarizzato, sospeso nel presente replicato all’infinito della pubblicità, del bisogno rinascente, un loop, circolarità. Samsara televisiva e della informazione: ecco perché sembra tutto uguale nella novità, nella politica e in tutto il resto. Tempo di samsara e risorgimento dell’identico sotto varie forme, ma la sostanza non varia.

Senza tempo, punto atemporale che diventa dimensione lineare e circolare e poi superficie del cerchio e sfera, e corpo-sfera, tempo sferico e mondo, quindi, in cui siamo immersi. Rendere la terra piatta significa tornare ad un passato e cercare di uscire da questo loop in modo estremamente stupido ma è un modo. In realtà, più che mai risulta presente, in chi lo coglie, il messaggio buddistico della rottura della ruota di samsara, il nirvana, come uscita da questo loop che diventa esistenziale, prigione a cui siamo sottoposti per divertimento e gioco e obbligo, per informarci e istruirci ed essere cittadini informati e partecipanti.

Dante in Paradiso torna al punto adimensionale e annulla la circolarità ed il loop falso di Maya, che è un altro spezzare la ruota, a vedere bene: anzi, annullarla nella sua dimensione-mondo onnipervadente: Nagaryuna e il Nulla, l’Essere ed il Nulla, io e il mondo. Ritorno al nulla originario e all’indifferenziato, Nirvana, liberazione finale.

Tornare al punto, senza tempo e spazio, Dio… insomma a se stessi.

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