Flusso

Mi meravigliavo dei complimenti ricevuti, rari e tardivi: ormai il danno era stato fatto… poi uno diventa irresoluto e senile, senza qualità e fatalista, e gli passa la voglia di vivere…

“Non valete niente! Fate schifo!” E non combineremo mai niente, incapaci come siamo, io e mio fratello. Educazione operaia, dolce e affettuosa…

E quindi uno si lascia vivere, perché tanto vali come un escremento sterco sorridente sul marciapiede: potrebbe la vita essere valida anch’essa per un essere del genere maleodorante e ripugnante? Ci sono pur motivi perché uno diventa un personaggio alla Svevo o affine! E così a malapena il Nostro sta a galla come ciò che galleggia nelle fogne, non aspettandosi niente di più, e mano a mano si sente davvero così, ci crede, e si fa trattare come si tratta una cosa così disgustosa. Se lo aspetta. Kafkiana esistenza…!

La vita non cambia per uno fatto così: passeranno gli anni nonostante qualche sforzo meritevole fatto per conto proprio, evitando istituzioni che gli ricordano i genitori, scuole e università, e perciò negandosi una vita migliore, e tutto girerà nel modo che non vorrebbe ma che crede ormai debba essere destino. E dopo moltissimi anni passati con la propria inettitudine, è davvero difficile combinare qualcosa.

Sembra che la vita sia sbagliata: il pensiero che ricorre nella mente è che meglio finisca come un gioco in cui si perde e basta. “Sarà per la prossima volta”. Ecco, già questa frase che risuona nella testa è il massimo della positività: di più non è possibile. E quando le cose sono così vivere è noia, disperazione quieta e mesta, assistere allo spettacolo altrui, al successo e al divertimento degli altri. Si sorride e applaude, ingenui da bambini, nonostante tutto il male, e poi inizi ad odiare a morte la massa ridente che fa nostra di se stessa, i vincenti, i perfetti e riusciti. Ma non si possono uccidere tutti: sono troppi, e poi fanno pena: sembrano burattini.

In attesa che finisca la farsa, il gioco che ha stancato, trovare qualcosa che aiuti ad andare avanti diventa impresa eccezionale. E sempre più vana.

Perché è tardi, troppo tardi ormai…

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