Della fama

La fama è cercata da molti, sia da vivi che da morti, perché essere ricordati è caro a molti, se non a tutti, ma tale fama o reputazione, è un bene se è buona. Che si parli di qualcuno o qualcosa è bene se serve ad aumentare la sua reputazione o far guadagnare denaro. Su questo siamo tutti d’accordo; e oggigiorno tutto il mondo dell’informazione, dalla TV ai social, rendono questo servizio disponibile al mondo intero e a chi ne possegga i mezzi.

Una volta occorreva fare la storia per acquistare notorietà e fama sempiterna, oppure scrivere un’opera o dipingerla, scolpirla, edificarla, inventare qualcosa ecc.: ai giorni nostri sembra essere alla mano per tutti; ma è così? Forse è davvero così: ma c’è differenza tra diventare noti per pochi minuti, magari facendo una carneficina assoluta in un supermercato, e solo per un’area geografica circoscritta all’evento o che ne sia interessata, al massimo continentale, ed una fama duratura, dovuta a certi atti aventi ripercussioni sul futuro notevolissime. Essere ricordati per aver fatto ammazzare milioni di esseri umani, diventare per sempre un macellaio, assassino, demone è bene? Chi vorrebbe essere ricordato come esempio da non seguire, vituperato per i secoli dei secoli? Credo pochissimi… A ciò sarebbe preferibile l’anonimato più completo; quindi è il ricordo buono lasciato ai posteri che spinge la maggior parte degli esseri umani a cercare la fama. Un assassino professionista la evita, così come tutti coloro che pagherebbero con la reclusione o la vita la loro notorietà. Ma come essere ricordati quando facciamo tutti più o meno le stesse cose? e quel seguito effimero che taluni hanno per non si capisce quale motivo particolare o fortuna (ovvero disgrazia) che vale? “Che val a soggiogar li altrui paesi, / e tributarie far le genti strane / con gli animi a suo danno sempre accesi?”, canta Petrarca nei “Trionfi”.

Non reputo la fama negativamente: può essere motore di grandi azioni e opere degne di essere ricordate e molto vantaggiose e belle per tutta l’umanità; molti antichi la ricercarono, e furono tramandate ai posteri le loro parole e atti, giustamente. Tutto bene, nulla da dire, ma la nostra parte interiore? la pace dello spirito? Così riflettendo, anche solo esser nella mente di chi si ama, di una persona sola, potrebbe turbarla: ne vale la pena? Se uno crede che l’interiorità, il mondo dell’anima sia la cosa più preziosa, il regno dei cieli, non credo. Chi ne ha provato pur solo un istante la beatitudine non la scambierebbe con nient’altro. Io invito a cercarla, e riposizionare nella giusta ottica la ricerca della fama, e pazienza se ciò sarà la causa del fallimento dei social e della TV ecc.: di denaro ne hanno preso a montagne a causa del nostro errore di attribuzione di rilevanza, e comunque non accadrà nulla di tutto ciò, se conosco gli esseri umani bene. Quindi ai signori del mondo del web e delle telecomunicazioni in generale vorrei dire di star tranquilli: non sarò ascoltato, e tutto tirerà avanti come prima.

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