Mala tempora currunt

Nelle latebre della “settimana della moda” o “fashion week”, come si denomina da alcuni, fregiandosi di contemporaneità sulla cresta dell’onda, ai margini della sfiga esistenziale recondita ma conscia, fra latrati di colleghi dalla grigia esistenza pirandelliana, vuota e insulsa, fissata nella forma borghese della reiterazione di gesti e atti meccanici, nelle pieghe oscure delle luci e del fulgore di eventi di cui poco cala nella mia mente, e ritengo alieni come gli abitanti di qualche pianeta di Andromeda, spunta finalmente un essere grassoccio e sgraziato nel corpo e nella mente, che lo specchio soggettivo scompone e ricompone in bellezza superna, una cliente, che chiedendomi l’età e supponendola uguale, nota che la sua è portata meglio. Sorrido, forse incredulo. Una profonda pena e compassione per un essere così volgare nella loquela e nel fare mi pervade. E ne deduco la provenienza dallo stesso ambiente da cui nasce l’evento, di cui mi scrollo lo scroto, di Milano, di questi giorni. E difatti è proprio così.

O divinità ancheggianti e carnevalesche, che credete il mondo sia come un tappeto scorrevole sotto i vostri piedi, e che vi degnate e pregiate di guatar con la coda dell’occhio nauseati noi poveri mortali brutti e poveri, sapete cosa vi dico? Nulla… Lo immaginate già… e che risuoni dentro la vostra anima fetida per sempre.

Il Mostro della Palude

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