Meditazioni epicuree

Il piacere è la vita, la nostra stessa vita, connaturato a noi: piacere come assenza di dolore fisico e turbamento, ovvero di sofferenza psichica. Piacere come identità oggettiva di bene mentre il dolore lo è del male. Non però piaceri non necessari, cioè amore e cibi raffinati (se ne può fare a meno, secondo Epicuro) e tantomeno di quelli vani, ossia onori, ricchezza e potenza, ma legati al reperimento di cibo, acqua e calore, desideri diretti dal “sobrio ragionare”, cha valuta razionalmente ciò che può sembrare un male o un bene, in vista di un piacere (bene), maggiore. Etica (‘scienza del bene’) ed estetica (‘scienza della sensazione’) vanno assieme felici. La felicità è stare bene qui, senza prospettive ultime e desiderio di immortalità, causa di paura e turbamento psichico. Qui e ora si vive.

Tutto è corporeo: dei compresi, che abitano le zone intermedie tra cielo e terra e non badano affatto a noi. Siamo composti di atomi: quelli torneranno al loro stato indifferenziato, e si mescoleranno con altri atomi, con il Tutto (Pirandello lo esprime bene in una sua novella). E la morte che cosa è? Se ci siamo noi, non c’è lei; se c’è lei, non ci siamo noi.

Lascia un commento