Silenzio, poggia, nemmeno un’auto passa; tutto sembra immobile, e ogni goccia di acqua arricchita di sostanze inquinanti è chimicamente eterna, ferma nel suo attimo eleatico sulfureo, acida, corrosiva, malevole. Una musica da Overlook Hotel suona soffice e demente.
Tutto sembra niente, sospeso come il buco nell’ozono, famoso, una volta, ma ora dimenticato e ancora più vuoto del suo buco stesso.
Penso alla “Teogonia” di Esiodo, e al Caos che generò la sfilza di divinità successive, assieme a Gea (“Terra”) e a Eros (“Amore”): Urano, Crono e Giove; e mi sovviene dell’età del ferro, la presente, vessata dall’ingiustizia, dalla sofferenza e condannata al lavoro per sopravvivere. Già Zeus aveva estinto l’essere umano nell’età dell’argento, poiché esso conduceva un’esistenza stolta e litigiosa, mentre in quella dell’oro, ai tempi di Crono, gli uomini vivevano senza preoccupazioni, perennemente giovani, nutriti dalla terra stessa, liberi dal lavoro.
Questa fu l’origine mitica del pensiero: la Poesia, madre della Filosofia, che iniziò ad indagare i principi delle cose e le loro cause mediante simboli propri, e saturando con l’animismo ogni fenomeno naturale. Tutto facevano gli dei; non era dapprincipio responsabile di se stesso l’Uomo, come evidenzia Omero nella “Iliade”. Cambiano le cose nella “Odissea”, passando a capacità più intellettuali, razionali, ma sono sempre presenti gli dei.
Gli dei ci hanno abbandonato, lo scrisse già Epicuro, e sono morti con Nietzsche. Oggi nemmeno esistono più, o sono sprofondati nell’inconscio, donde agiscono, come numi quali erano, e creano guai, che Jung tentava di comprendere e guarire.
Al presente, coi nostri cervelli sempre più appiattiti, perché i computer pensano per noi, e i media, internet, ecc. producono immagini e fantasie per tutti, crediamo di aver raggiunta l’estrema razionalità umana, ma le emozioni risorgono prendendo pieghe imprevedibili e incontrollabili, segno che i numi interiori, sprofondati, dimoranti nei nostri Inferi psichici, agiscono.
La combustione d’Ilione non è molto lontana dai nostri tempi, e le tragedie di Sofocle, Euripide, Eschilo sono perenni nei loro significati, anche se diventate immagini di concetti, come tante cose una volta materiali e ora gassificate in idee sono passate ad uno stato meno denso, immateriale e astratto. Forse è peggio così, perché una volta i demoni erano fuori e visibili; i mostri erano là, in attesa di venire uccisi dagli eroi, e per questo Nietzsche ricorda Dioniso, e con esso, però, avrebbe dovuto ricordarsi di Demetra e Persefone, e quindi dei misteri orfici e di Eleusi, che sicuramente aveva in mente, e della necessità della parte oscura, irrazionale che abbiamo tutti. Non diventeremo computer usandoli, come non siamo diventati cavalli cavalcandoli, e resteremo umani, con le nostre deficienze: insomma, saremo ancora deficienti, non è bello?

Si è bello
🙏🖤😂❤️