Mi trovo qui: senza sapere perché disceso e incarnato in questa realtà prosaica. Accetto la dura situazione contingente glissando sui principi gnostici e cammino. Mi imbatto in incarnazioni graziose di altre entità discese dallo stesso luogo e penso che non sia proprio così tremendo questo posto. Guardandole mi distraggo, e la sobrietà consueta mancandomi vengo indotto a cozzare contro un’entità semovente barbuta, di striscio, e poi contro un’altra di rovescio, e inizio a roteare su me stesso come un derviscio. Automaticamente ritrovo me stesso, per forza di rotazione mistica. Dopo un po’ raggiungo il quarto cielo, e diviso gli angeli dell’ordine corrispondente: Dominazioni, forse, se lo Pseudo Dionigi l’Aeropagita non erra o io non ricordo bene.
Una tromba angelica mi sembra di udire, e insiste sulla stessa nota, monotona. Sono in mezzo alla strada e un’auto suona il clacson. Il semaforo è rosso, e attraverso la strada; un coro di trombe saluta il mio passaggio. Sento dietro a me complimenti e auguri espressi in termini aulici tratti dal vocabolario della Crusca. Alzo la mano in segno di benedizione e me ne vado.
