Alle radici della colpa originaria: il mito orfico

Zagreo (Dioniso), figlio di Zeus e Persefone, era il prediletto dal padre degli dei, e sarebbe stato l’erede di Zeus, se Era non fosse stata gelosa, ma siccome lo era si mise d’accordo coi Titani, figli della Terra, per eliminarlo.

Zagreo-Dioniso giocava nei campi e venne attirato con doni dai Titani (una trottola, un rombo, una palla, un dado e soprattutto uno specchio). Zagreo tentò di liberarsi dalla loro presa trasformandosi in molti animali, ma quando divenne un toro fu catturato dai Titani che lo fecero a pezzi sbranandolo: Atena ne salvò il cuore che venne portato a Zeus, il quale lo inghiotti e lo rese immortale facendolo risorgere come nuovo Dioniso. Quindi venne l’ora della punizione dei Titani: Zeus li fulminò riducendoli in cenere. Da quella cenere nascemmo noi esseri umani, che partecipiamo della natura malvagia dei Titani e di quella divina di Zagreo-Dioniso, che dentro di noi vive come anima-demone (dáimōn, “δαίμων“) – alla quale si può giungere purificandosi mediante ascetismo e disprezzo del corpo corrotto dalla colpa originale – e con la quale il corpo non ha alcuna relazione, se non quella di essere suo sepolcro, pensante e senziente. L’anima-demone per natura è diversa da quella tombale della carne e non compie alcuna azione in noi, essendo isolata nel suo destino immortale.

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Narrami o dea, della colpa l’inizio

e quale fu di tal misfatto l’indizio:

un toro innocente il bambino apparve

e tra le fauci dei Titani disparve.

Era, gelosa, ne fu la cagione

che permise l’orrida libagione.

Poi che i giganti furono cenere

l’umanità ne nasceva celere

e la colpa originaria mortale

rechiamo noi con il dio immortale.

(“Nuovo canto orfico”, Sabrino Sollazzo)

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