Cercare

“Come puoi cercare ciò che non conosci?” Domanda spiacevole e terribile per Socrate-Platone. Domanda di sofista, roba tosta. Come rispondere? Si trema.

Anamnesi. Ci si ricorda di ciò che vedemmo nel mondo sovraceleste (“iperuranio”) prima di reincarnarci. Lassù contemplammo le idee, modelli delle copie, cose e azioni, che sono quaggiù. Il servo che ricostruisce il teorema di Pitagora, senza averne mai saputo nulla, lo conferma, in una dialogo platonico.

Platone è di scuola pitagorica. Amico di Archita di Taranto, matematico. E chissà di chi altri, oltre che discepolo di Socrate, e forse viaggiatore in Egitto e Mesopotamia, orfico e poeta, filosofo, matematico, e quant’altro. Maestro di Aristotele per vent’anni, fino alla morte. Nessuno sa cosa insegnava nella Accademia, precisamente. Inventa miti, ricostruendo storie antiche e sviluppando delle idee, o di bel nuovo, completamente.

“Innatismo” e “dualismo ontologico”: due realtà ci sono, quella delle cose sensibili (percepibili coi sensi) e delle idee, che ne sono la forma, la sostanza e la causa, l’essenza e ragione.

Sappiamo che i nostri geni sanno cosa fare. Nel DNA installato nei cromosomi i geni scrivono le informazioni basandosi su un alfabeto di quattro lettere. Miliardi e miliardi di parole del testo che ci forma. Non aveva granché torto.

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