Commento ad una nozione di sostanza e divenire

Divenire (“genesi”, ‘ghénesis’): cosa diviene? L’ente no, perché permane in quanto sostrato, sostanza, una e indivisibile, essenza, per definizione “ciò che è”. Se diviene, allora che cosa permane? Se sono gli accidenti, allora essendo contingenti, anche il divenire lo è. Non è un vero divenire. Allora o è apparente, e nulla diviene realmente, oppure tutto diviene e nulla permane di ciò che diviene altro da sé.

Grave problema ontologico.

Se non c’è divenire, tutta la realtà è illusoria in quanto in divenire per finta. Torniamo agli eleati. I fenomeni sono perduti. Che cosa diviene? B appartiene e non appartiene ad A, perché sono io ancora ma non sono ancora io. Addio al principio del terzo escluso. Non posso essere e non essere io al medesimo tempo e sotto lo stesso rispetto: invece, ad un certo punto sono io e non sono io, ogni istante sono e non sono A.

Saluto anche il principio di non contraddizione: ciao!

La sostanza non muta mai: così tutto torna a posto. Cosa è la sostanza? La “sostanza” è la “forma”. Cosa è la forma? La forma è “l’essenza”. Cosa è l’essenza? La sostanza, il “sostrato”.

Tutto cambia e nulla cambia. Certo che sì. La materia cambia. La forma fa essere la materia quella determinata cosa che è la sostanza. La forma è l’anima. L’anima conduce a compimento la natura implicita nella cosa, all’essere. Perché? Perché la materia è potenza. La potenzialità inerisce la struttura materiale, la forma è atto, non è potenza. La materia è reale ma riceve la forma dall’esterno, dalle cause, e cambia. Ma ciò che causa il cambiamento non cambia. Ecco cosa è il divenire. E così la realtà è divenuta molto misteriosa.

Fisica quantistica?

No, è Aristotele (commentato da me).

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