Chi ha diritto ad esprimere un’opinione? Pare che la risposta sia: “tutti”. Da cosa la ricaviamo tale risposta? Dalla filosofia politica occidentale, radicata in quella del pensiero greco classico. L’idea di democrazia (“potere dei molti”, secondo Aristotele) proviene da tale area geografica e da quel tempo, e da quei personaggi che ne furono teorici, pur ammettendo che le condizioni economiche e sociali ne facilitarono parecchio l’avvento, e per alcuni, anzi, ne furono le cause principali.
Eppure, le donne erano escluse dalla vita politica, i minori anche, e la pletora immensa di schiavi ancora meno, essendo esseri inferiori e adatti solo alla fatica fisica.
Democrazia, potere dei molti, davvero! E oggi ne sono esclusi ancora i minori, come se fino al compimento esatto del diciottesimo anno fossimo tutti ritardati mentali, incapaci di alcun dominio su noi stessi, e allo scoccare del secondo successivo al compleanno fatidico si acquisisse istantaneamente un cervello prima assente…! Le assurdità delle astrazioni delle leggi, che quando intervengono  concretamente nella realtà, ordinando atti e comportamenti e sanzionando e punendo le trasgressioni, provocano dilemmi irrisolvibili!
Quindi tutti possiamo opinare: siamo tutti potenziali opinionisti da tv, che meraviglia!
Di fatto, ci vanno solo in pochi, per motivi di spazio, tempo e palinsesto. Quale criterio viene impiegato per individuare quello/a la cui opinione dovrebbe essere rilevante o interessante o dirimente o informata in maniere speciale? Lo ignoro. Ho udito molti opinionisti (pubblicisti, giornalisti, docenti di questo o quello ecc.) ma non mi è mai parso che non ripetessero meramente ciò che chiunque legga i giornali già non sapesse. L’impressione è che vengano ripetute sempre le medesime cose, come dei mantra. Un parlottio da salottino che accompagna tra le braccia di Morfeo moltissimi spettatori.
Eppure qualcosa è cambiato: Greta, simbolo con le trecce della lotta contro gli effetti del cambiamento climatico, è minorenne ma la sua opinione è rilevante in Occidente. E molti suoi coetanei o anche più in erba tenera di lei manifestano e si fanno sentire dagli adulti. Interessante. Però nei salottini della tv nostrana non l’ho vista ancora…
Insomma, tutti abbiamo diritto ad opinare su tutto, ma di certo le opinioni di una massa atomizzata, i pensieri nebulizzati e infinitesimi di ognuno stanno al denominatore come qualche miliardo che divide un numeratore assai limitato. Se quelli di ognuno valessero quelli di tutti, avremmo il valore singolare, unitario, individuale e uguale per tutti di opinione, che è la stessa cosa di 1/1, qualsiasi sia la cifra simile al numeratore e al denominatore. Così non è, e le opinioni dei più contano quale un granello di sabbia nel mare.
Tutti la diciamo la nostra, ed il web ha dato la voce ai granelli di sabbia che siamo tutti. Una immane cacofonia di voci, pluralismo inutile matematicamente e quindi realmente (se la matematica rivela relazioni reali e vere) quasi privo di senso. E il dissenso? Il dissenso diventa rivolta, non parla: agisce. E diventa subito una forma di disordine affine al terrorismo. Quello degli stati che bombardano donne, anziani e bambini e gassificano villaggi, e che in una notte sola fanno cento o duecentomila vittime civili o in un istante, sono politica. Cambiando i nomi la realtà di accomoda.
Due vetrine rotte e tre auto bruciate sono la catastrofe ed il terrore! Noi tutti messi insieme stiamo come una rivolta di bambini neonati contro una palestra piena di boxeur adulti.
Una libertà, l’opinione, che non fa male nemmeno ad una mosca… così come ci è concessa, a noi, pulviscoli di umanità.
