Cronaca dello spirito
Località: Milano.
Ora: 00,45 ca.
Personaggi coinvolti: Sabrino, Spettro.
Come quasi tutte le notti in cui voi dormite il sonno dei giusti o dannati, oppure fate altro, che spero piacevole sia, il sottoscritto personaggio, quello in carne ed ossa, invece lavora, e veglia sule sorti del globo terraqueo come un angelo infero potrebbe occuparsi del bene della collettività di un’area percossa da eventi catastrofici.
Pazuzu mi sia testimone, e Lucifero pure. Satana è in vacanza, e lo lasciamo stare.
Scendevo negli arcani sotterranei del palagio vetusto in cui mi capita di lavorare da molto tempo, sedici anni almeno, ma che avevo visto già tanto tempo addietro, negli anni Novanta, ai loro inizi, se non erro (o addirittura prima ancora), del secolo scorso, mentre camminavo da queste bande, nei pressi della via del Boggia, già via Bagnera, in cui fatti macabri e degni del più maledetto film horror avvennero nell’Ottocento, via stretta, inquietante e densa di male. Passavo all’epoca che mi vedeva vivo (come lo sono ancora adesso) qui innanzi e dissi che volevo lavorare qui: anzi, che vi avrei lavorato. Mi affascinava assai, ovvero “qualcosa” mi attirava, fatalmente. Ebbene, proprio nello stesso luogo mi trovo adesso, dopo tantissimo tempo, a scrivere questa brevissima cronaca.
Scendevo, dunque, negli oscuri meandri del palagio che mi vede presente al suo interno, nelle sue viscere. Passo innanzi ad una porta a due battenti serrata dall’esterno, in cui quadri portati qui da non so dove stanno appesi alle pareti e sembrano voler scendere giù da esse e cominciare qualche sortilegio. Insomma, passo e sento bussare alla porta dall’interno. Ripasso per provare a capire se magari sono io la causa (ignoro in quale modo), perché la razionalità è il mio bene più prezioso. Niente accade. Penso. Non ho paura. Ma mi decido a venir via, e a lasciar la porta degli inferi chiusa.
E c’è anche un limite!
