Paura

In realtà, non abbiamo paura della morte, perché non può sussistere in ciò che non temiamo in quanto non sappiamo nemmeno cosa sia. Fa piuttosto paura ciò che conosciamo, o meglio, immaginiamo di conoscere, crediamo. Fa paura l’effetto di atti nostri o altrui, le conseguenze di eventi, la loro catena che imprigiona. Non ci sono eventi nostri o altrui nella morte: è la cessazione della catena di causa ed effetto. Insomma, è la vita a far paura; ma la vita è esistenza, quindi è l’esistenza la sorgente del timore. In essa troviamo la paura e l’angoscia, che scaturiscono dalle azioni. Agire è la base della paura, l’azione e ogni possibile suo effetto. Perché non è prevedibile e reca potenzialmente danno e sofferenza. Azione in sanscrito è “karma”. Il karma è ciò che spaventa, reca angoscia, sofferenze, incatena. Le azioni sono il problema.

Lao Tzu consiglia di non agire nel “Tao Te Ching”. Alla luce di quanto su spiegato è comprensibile. Il Nirvana è la fine dell’agire. Il Cristianesimo raccomanda di far agire Dio al posto nostro, se vogliamo davvero intenderlo bene.

Agire è fonte di ogni danno possibile. Azione quindi è legata a timore. Azione e reazione in un succedersi incontrollato è imprevedibile. Chiaramente ne deriva ansia, è molto peggio.

La pace resta nella beatitudine, che non compie niente, fruisce felicità è calma, e nient’altro.

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