La metropolitana di Milano

Un manufatto così razionale, tecnico e macchinico, come una stazione della metropolitana, potrebbe avere un’anima e manifestare i suoi moti con un suo linguaggio? Ho sentito i suoni che emette nel deserto provvisorio umano, e ho tentato di risponderle imitandoli. Lo stridore della scala, il latrato di meccanismi e clangori che provenivano da zone sconosciute a me… e ho capito che era il suo saluto. Le rispondo, anche se sento di essere osservato e odo passi affrettati dietro di me, sordi, probabilmente, perché appartenenti ad una testa che sorregge due orecchie coperte e impegnate da auricolari. Colgo uno stupore meccanico nel manufatto, quasi fosse una bambina piccola che guarda con occhi spalancati verso l’insaputa e inattesa sorgente del suono.

Un’intuizione elettronica mi pervade e comprendo che il mio animismo cyberpunk potrebbe essere sensato e saluto la mia nuova amica.

Mi sento felice.

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