Le interazioni sono quasi sempre delle forme inquisitorie fuori luogo: bisogna ascoltare e fare silenzio interiore. Non sappiamo ascoltare. Questo mondo è colmo di chiacchiericcio e “si dice”, che non chiarisce nulla. D’altro canto, lo stesso oggetto può essere colto sotto l’aspetto quantitativo e relazionale; estetico; emozionale; socioculturale ecc. Un ente è uno e molti, a maggior ragione lo è un individuo. Posso amarti ma non dire chi sei. Posso dire cosa sei per me: ciò che allieta della sua presenza mentale la mia vita interiore. Pensando a te, sono felice. Non posso esprimere alcun giudizio su ciò che sei: potresti benissimo essere qualsiasi cosa, una divinità. Siamo cambiamento, divenire, ciò che giudica del divenire delle cose e diviene a sua volta: siamo legione. Se dico che sei stupido, poi posso essere sorpreso dalla tua profondità e intelligenza. Un mistero insondabile è l’essere umano. La forma trae in inganno perché la persistenza costante dei contorni e dei tratti essenziali fa credere alla continuità di un ente, alla sua permanenza, ma nulla permane, se non i rapporti necessari che il suo essere nel tempo, con il suo moto e comportamento, sono espressi da relazioni matematiche. L’essenza quantitativa e le relazioni tra cose disegnano uno schema matematico che persiste, in cui gli oggetti entrano in rapporti secondo leggi che ne descrivono gli atti. Quelli degli individui sono piuttosto attesi, ma non necessari. Cosicché non è follia l’atto libero di un essere umano inaspettato ma è proprio la libertà la sua legge, che può essere dannosa o vantaggiosa per altri; distruttiva o creativa; benefica o malefica oppure del tutto indifferente.
E facciamo cose che si fanno da sé stesse, perché sono indotte dall’ambiente sociale in cui siamo immessi: ma sono solo atti esteriori. Andare in tram o a piedi non dice nulla di ciò che sei, e neppure di dove vai. Nascosti agli altri ci muoviamo e vediamo traiettorie a segmenti, grafi, piccoli segni che spiccano il volo presto delle intenzioni recondite altrui. Dove va quell’uomo che vedo camminare? È quella donna che percuote il selciato coi tacchi a ritmo costante? Nemmeno di un gatto conosco l’andare. E per sapere davvero qualcosa di qualcuno dovrei essere il suo angelo custode dedito ogni istante ai suoi movimenti esteriori ed interiori. Quale pensiero mi ha condotto da te? Perché ti bacio? Perché ti insulto? E come sono sorti i miei pensieri? Impossibile tracciarne la storia, perché la volontà e il desiderio vi irrompe e cambia il loro corso. Così nemmeno noi stessi sappiamo dove andiamo e chi siamo.
Chi vorremmo giudicare?
