C’è una parola-comando-regola claustrale che ebbi modo di notare visitando e permanendo pensoso in alcuni luoghi ermi, che sogliono essere momati monasteri. Che volesse dire lo venni chiarendo a me stesso pienamente e lentamente: “silentium” era il termine che funge da regola in tali luoghi. Che significa? Significa che parlare è distrazione; parlare è mentire; parlare è gonfiore. Non è privo di contesa e sopraffazione la parola: la guerra inizia con le parole. Parlare è presumere di sapere quando non si sa nulla o quasi. Nessuno sa molto più di niente. Non c’è esperienza o scuola o tempio che voglia dire sapere esaustivo. Quindi non parlare significa riconoscere la propria ignoranza.
Possiamo esprimere la nostra opinione, sensata, e magari dire qualcosa di vero per sbaglio, ma io starei molto attento a presumere di voler essere maestro di chicchessia. Debolezza e insipienza, ignoranza e presunzione sono sempre in agguato. Diffidare da se stessi, dal proprio ego è sorveglianza e sobrietà.
Questo vale per chiunque e qualsiasi disciplina e religione. Meglio lasciar opinare e disputare altrui, liberamente. D’altronde, dal terreno della ignoranza vengono alberi ricchi di frutti di sapienza. E talvolta, come detto poc’anzi, verità e saggezza può provenire proprio da chi non sa niente.

Esatto
😊