Il piano dell’intellegibile è ciò che ci rende comprensibile il mondo materiale. Quindi è superiore ad esso, se contiene le idee su cui quello materiale si modella. Esso è spirituale per definizione, perché una cosa non comprende un’altra cosa (per es. un tavolo un altro tavolo). Essendo spirituale, non è visibile (non percepibile dai sensi). Tu non sei visibile, quindi sei spirituale (pur non essendo un fantasma). Non lo sei perché gli occhi (sineddoche per la sensibilità in generale) materiali non ti vedono, in quanto sono attratti dalle apparenze (materiali e che colpiscono i sensi). Ma abbiamo detto che ciò che è spirituale non si vede, ed è migliore di quanto si vede, quindi tu sei migliore di tutti quelli e quelle che invece appaiono, mentre questi e chi nota solo quelli, sono come cose transienti che ora ci sono e poi scompaiono. Ma tu non scompari, perché non sei mai comparso. Quindi non sei transitorio come loro. In realtà è come se tu non fossi mai esistito. La cosa potrebbe addolorarti, eppure, se ci pensi bene, questa è la fine di ogni essere vivente e non: sei morto pur essendo vivo. Ma guarda che fortuna è questa! Non disse Socrate che filosofare è imparare a morire? Ecco, dunque: tu non lo devi imparare e hai vissuto da filosofo. Non ne sei felice? Vedo che non lo sei…
Dimmi: non è triste lasciare ciò cui si è attaccati? Non sono dolorosi i legami da sciogliere, volenti o nolenti? Non è causa di sofferenza l’attaccamento. Pare di sì, a detta di alcuni, tra cui Buddha. Vedi? Tu non hai attaccamenti. Sono solo illusori; sono desideri che non hai mai appagato; la vita non ti ha mai concesso niente, pare. E che, allora? Vorrai affezionarti ad illusioni? Al nulla? Ad una vita avara, che non ti hai mai degnato di uno sguardo benevolo? Cosa ci sarebbe di più folle…? Se i tuoi genitori fossero stati malvagi carnefici, non li avresti lasciati con piacere? Non avresti considerato l’essere libero da essi una cosa molto buona? Ecco, è uguale. E che tu nutra speranza nella vita o negli altri, e attenda ancora qualcosa da un’assassina seriale malvagia è la vera malvagità che perturba la tua anima, malvagità che chiameremo ignoranza o stupidità. Smetti di essere ignorante e stupido… E lascia stare gli altri: tutti dovranno lasciare queste illusorie felicità effimere cui erano tanto legati, e la fama e la ricchezza di cui andavano orgogliosi. Tu non hai avuto niente: nudo sei arrivato qui e nudo te ne vai. Sei libero. Quelli dovranno deporre i loro scrigni e troni qui. E vorranno tornare qui per recuperarli. Tu no, se sei intelligente, perché hai visto quanto è mutevole la fortuna: vorrai farti menare per il naso da lei? E piangere quando dovrai lasciare tutto? Non è meglio essere liberi da tutto ciò? Dico di sì, perché senza libertà nessuno può essere felice. Prigionia è detta anche “cattività”. E chi è prigioniero, quindi, “cattivo”. Una volta si parlava così. Quindi la bontà è essere fuori dalla prigione. Che ci fai in prigione con sacchi d’oro e scettri e tutto quello che vuoi?
Sembra tu abbia capito…

Eh caro caro caro Sabry…….