Il Lazzaretto. Cronaca della peste.

Come cambia la vita di un appestato presunto? Come è mutata la vita di un abitante della città che vide già il rogo di un innocente nel Seicento, tal Gian Giacomo Mora, cui è dedicata una via proprio dove lavoro? U son li lanzichenecchi e gli appestati trascinato via dai monatti e i pianti e i tristi lai?

Non c’è nulla di tutto ciò, se non tristi individui con stupide mascherine sui volti inebetiti da informazioni grossolane e trascinati da una psicosi collettiva degna del più profondo e triste periodo storico della nostra città. Un balzo indietro al Medioevo, un capitombolo che temevo arrivasse a esiti da me attesi, notando giorno dopo giorno aumentare isteria e follia. Danno economico certo, predissi ieri. Oggi è successo. Ho scritto di questa vicenda altrove. Sembra fantascemenza: è realtà. Non so se ridere o incazzarmi. Ne rido incazzandomi.

Molte persone stanno chiuse in casa, aziende che hanno serrato i cancelli per nessun motivo; scuole e università inattive. Apocalisse della scemenza. E tutto questo per un’influenza, come se mai ne fossimo stati contagiati. Io tutti gli anni, se ricordo bene. La norma.

Intanto, andrò a lavorare anche stasera. L’unica cosa è che rischiamo di chiudere i battenti per questa gran stronzata. Sarà un grande danno economico, questo è sicuro, e faremo i conti quando l’ondata di crisi psicotica sarà cessata.

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