Sono sul treno che da Affori, quartiere della zona nord di Milano, conduce a San Donato Milanese, capolinea della Linea 3 metropolitana, comune a sud-est della medesima metropoli infetta.
La mia misantropia celiniana garrula e felice per l’assenza dei miei simili (che non considero affarto tali), non è ancora soddisfatta pienamente. Sento che non vorrei vedere proprio nessuno e nemmeno sentirlo. La presenza altrui mi stizzisce e infastidisce. Perché? Molto semplice: perché sono costretto a subirla; perché non l’ho scelta. Non è esattamente misantropia, ma anelito alla libertà dalla presenza di ciò che non fa parte della mia esistenza.
