La retorica è mozione di affetti, persuasione, appello all’adesione irrazionale, tecnica di comunicazione efficacissima, ma non è argomentazione, non è logica, non è la scienza della inferenza. Essa è da sempre usata dai politici per persuadere la platea, ma non è quella che si chiamava “dialettica”, cioè la logica nel senso vetusto del termine (‘vetus logica’). Non trae una conclusione che deriva necessariamente da premesse date. Non ha il suo rigore; non cerca la verità ma la verosimiglianza nei casi migliori; soprattutto, quando essa è al servizio del potere politico o dei magistrati, non ha bisogno di spiegare realmente niente, perché la legge ordina, comanda, prescrive, sanziona, obbliga e non è quindi inferenza o argomentazione. Per tali motivi, non ha neppure bisogno di farsi capire, di far intendere le premesse e indagarle onde verificarle, validarle o il contrario. Quindi è normale non capire niente di questa situazione presente dovuta al morbo, e ciò vale anche per altri discorsi emessi da politici. Dovrebbero essere più comprensibili quelli scientifici, ma legati come sono al potere politico ed economico, diventano simili a quelli dei governi. Alla fine, del nostro assenso o dissenso, del nostro intendere chiaro e distinto non interessa al Potere, perché se esso è il Potere, dalla nostra parte resta il non-potere, e cioè la sola possibilità passiva di essere diretti da esso è obbedire. Questo spiega come siamo ridotti, e come siano sparite di incanto le libertà inviolabili, e come le abbiamo gettate nelle ortiche e barattate per vivere da schiavi, alcuni, e reclusi ai domiciliari (cioè arrestati) tutto il tempo che sarà necessario.
